IL DISCO è MORTO, e ora?

Sul sito del Fatto quotidiano, una notizia brutta (come tutte in questi tempi cupi e disperati), che non ha avuto molto riscontro su altre fonti di informazione:

IMS

 

Il fallimento di IMS:

Accordo saltato tra azienda e sindacati per salvare i 132 posti di lavoro nella storica azienda di stampaggio. Gli operai restano senza stipendio, e il marchio si avvia verso la chiusura in attesa di acquirenti che non ci sono.

Questa è una delle tante piccole e medie aziende che saltano per aria in questo autunno del capitalismo, però  per chi, come noi, ama la musica, una notizia così provoca un particolare dispiacere. E’ la storica azienda dei vinili e audiocassette prima e CD poi, legata ai grandi e piccoli nomi della musica leggera e non, (Vasco Rossi, Rolling Stones e tantissimi altri). E’ che, come era ormai annunciato da tempo, il supporto va a morire, anzi è già morto da tempo, la musica ha altri codici e livelli di fruizione, è ormai una svolta epocale. D’altra parte lo abbiamo provato tutti, anche noi che facciamo musica di “nicchia”: i dischi semplicemente non si vendono più, non interessano più.

Ora, fermo restando che la musica è uno dei tanti, troppi settori in crisi (anche il mio, quello enologico, è in condizioni pietose) e che personalmente non conosco un’attività che in questo momento sia sana, ho pensato di lanciare su questo blog uno spunto di riflessione per capire, attraverso i contributi dei musicisti, come si possa, in questo momento di fine impero e di morte del supporto, far conoscere, promuovere, (e magari anche vendere, perché no?) le proprie musiche, di nicchia o meno che siano. Spero possa venir fuori un bel dibattito e una costruttiva discussione con magari delle nuove proposte per farsi sentire un po’ di più.

Giovanni Bailo

4 commenti

Marco Capponi

Sinceramente non credo affatto che il “supporto” sia morto. Considerato che fenomeni particolari di collezionismo coinvolgono ancora il vinile e in forma minore le inaffidabili cassette, fenomeni comunque tali da giustificare alcune produzioni, trovo quantomeno improbabile la scomparsa in tempi brevi dei CD dalla vendita.
Piuttosto è profondamente cambiato il mercato, mentre non siamo riusciti ad adeguare le regole che lo governano. Come giustamente notato è difficile che si vada ad acquistare l’ultimo disco della meteora di turno quando possiamo scaricare l’hit del momento, ascoltarla dal telefonino (magari come suoneria…) per poi cancellarla tra qualche mese, così come è impossibile (nonostante tecnicamente alla portata di molti) produrre e vendere musica in proprio senza incappare in bollini e gabelle che ricordano il mitico “un fiorino” di Troisi.
Nello stesso tempo i dischi si vendono eccome… da appassionato di musica, assaggio su internet per poi godere della qualità di un supporto ben prodotto regolarmente acquistato, soprattutto se ad un prezzo ragionevole (basta attendere…). Non c’è nessun formato di quelli che girano in rete che sia lontanamente confrontabile ad un CD ascoltato su un lettore almeno decente. Da figlio di un audiofilo appassionato a sua volta di musica classica e dal vivo credo di poterlo dire con certezza. E se ne accorgono anche i ragazzi, che riempiono con gigabyte di musica scaricata illegalmente i loro lettori ma poi ordinano (magari in Inghilterra) le rimasterizzazioni dei dischi dei Beatles. Certo, la qualità del supporto e della produzione deve essere impeccabile per giustificare l’acquisto. Attenzione insomma a non confondere il crollo dei guadagni delle industrie discografiche, che negli ultimi anni avevano pilotato e drogato il mercato discografico gonfiando un’enorme bolla, con la fine della buona musica adeguatamente registrata e venduta che secondo me è (per fortuna) ancora lontana da venire.

E per la “propria” musica? Premesso che neanche gli U2 si sono arricchiti vendendo dischi, ma piuttosto proponendo concerti prima e veri e propri eventi sempre più fastosi in seguito, e che in genere tutti coloro che vivono di musica traggono solo una minima parte del loro sostentamento dalla “vendita” delle proprie opere che costituisce quindi una forma di promozione prima che di guadagno, viene da domandarsi se il problema non nasca altrove, come ad esempio l’appartenenza ad una Società Italiana degli Autori ed Editori che ingessa qualsiasi iniziativa e costituisce a volte un muro tra l’artista ed il suo pubblico, o la pretesa di alcuni che la qualità della proposta artistica possa sopperire alla mediocrità della produzione e della registrazione.
E se fosse possibile per gli artisti “di nicchia”, assenti dal Mainstream e da eMule, alla fine di una buona performance live vendere supporti con le proprie opere autoprodotte (purché di qualità) ad un prezzo accattivante e senza troppi adempimenti burocratici?

Simone Valbonetti

Ho letto con interesse l’articolo di Giovanni e i commenti successivi. Giuseppe, voglio ringraziarti. Hai scritto esattamente ciò che anch’io e, credo, tanti altri che amano la musica abbiamo nel cuore. Le tue parole sono uno stimolo a cercare la musica di qualità per chi la ascolta e a perseguirne la qualità per chi la crea. A me interessa l’Arte. Non ho voglia oggi di parlare di lavoro, un modo per sbarcare il lunario lo si trova…voglio suonare libero voglio ascoltare musicisti liberi, sinceri, ci sono, sono tantissimi, anche nel nostro paese, c’è un’eccelenza che fa “paura” per questo ricerco, studio, mi deprimo, mi esalto, bisogna raggiungerli bisogna goderseli, non sono per tutti…Internet è utile, lo utilizzo moltissimo anch’io ma mi piace vederlo come un enorme catalogo, una libreria virtuale in cui attingere ( rubare!!, per molti!) informazioni dati eccetera. In questo senso può far bene ma ho anche paura: la rete appiattisce tutto: tutto compresso, tutto veloce, tutto deve catturare gli occhi…poi questa malattia per i click i like gli share gli “amici”…Louis Armstrong ha meno visualizzazioni di qualche cialtrone che si gira un video in casa dove suona la sua cosina!…e mi fermo qua. Bellissimo avere contatti in tutto il mondo ma ogni tanto facciamo la borsa prendiamo la chitarrina e viaggiamo facciamoci sentire davvero! Dal vivo! un viaggio arricchisce sempre e mi riprometto di viaggiare di più di girare un po’ di festival. Il contatto virtuale non può sostituire quello umano, facciamoci conoscere personalmente magari si apre qualche porta, nel mio piccolo talvolta è capitato. Giuseppe! Mi raccomando NON evitare l’accordo del Diavolo!!! Non sai che ti perdi!!!!
Un saluto a tutti.

Con affetto,

“Val”

Giuseppe Pannetto

Dal mio punto di vista, mi sembra morto il disco come grosso affare commerciale. Come commercio quindi per le case discografiche e forse anche per, ad esempio, le radio che dalle case discografiche percepiscono compensi per i vari passaggi dei Soliti Noti. Non credo che di questo commercio comunque ne hanno tratto grandi benefici Tutti i musicisti, soprattutto quelli veri. Tante volte dalle radio sono passati cantanti da quattro soldi che sono durati il tempo di uno o forse due brani da meno di cinque minuti l’uno (sono troppi e non cito nessuno). Forse questi meritavano tutta questa attenzione se confrontata poi a quella che magari le radio (e quindi le case discografiche) hanno dedicato a gente tipo Mauro Pagani, Demetrio Stratos, Claudio Lolli, Goran Kuzminac, ecc. ecc.?
Non credo proprio.
Spero quindi che questa inevitabile crisi del mercato del disco, rimescoli le carte ed almeno porti a qualcosa di buono, soprattutto alla musica ed ai veri Musicisti, e non mieta solo vittime sul campo, e mi riferisco a quei lavoratori che vivono solo per il fatto che esiste un mercato della musica.
Non ho ricette o possibili soluzioni, perchè distinguo fra mercato musicale e Musica. Che fine faranno i musicisti? Continueranno a fare musica come hanno sempre fatto.
Ha scritto Guido Ceronetti “L’Arte è finita da quando gli artisti non hanno più malattie veneree”. Forse non è solo una battuta. La musica è testimonianza di crisi. Crisi personali e quelle nei cicli della storia e da esse ne trae linfa vitale.
Le Arti stanno sperimentando varie tecniche di suicidio, e la Sapienza è stata inghiottita dal computer?
Io ascolto musica e suono la chitarra. Ed il fatto che evito gli accordi del Diavolo, quelli di settima diminuita, e prediligo gli accostamenti di terza minore / terza, mi fa ben sperare per il mio futuro di bluesman.
Non riesco a vedere il nulla oltre la crisi del disco, perchè, il suono è, come è sempre stato, l’antagonista del nulla.
“…la storia della musica è la storia della rievocazione del grido… nella musica non appare -il silenzio della chiara notte del nulla- rivelata dall’angoscia, ma appare il movimento sonoro che, all’interno del suono, dissolve ogni forma del mondo…”

spunti tratti da un capitolo di Mario Delli Ponti nel libro “il terzo orecchio” musica e psiche.

Luca Locci

La fine del mondo del disco è ormai un dato di fatto, e noi dobbiamo cambiare come cambia il mercato, e invece di lamentarsi (anche se coscientemente e in piena ragione), dobbiamo imparare a sfruttare quello che c’è, quindi la domanda è, cosa c’è adesso da sfruttare?
Inizierei dalla cosa più semplice gli mp3, non si vendono più cd e dischi perché i lettori mp3 hanno invaso il mercato e si puo tranquillamente scaricare musica dalla rete, la vecchia forma di guadagno ci diceva, voi fate un cd e voi vendete il cd, ma così non funziona più o almeno in parte … vediamo intanto un piccolo dettaglio da non farsi sfuggire, adesso non avendo più un supporto musicale fisico possiamo far conoscere la nostra musica ovunque, senza una distribuzione costosa, il tutto attraverso la rete.
Vediamo un modello plausibile di commercio, ovvero come rendersi visibili e forse guadagnare qualcosa … a mio avviso dobbiamo crearci prima di tutto il nostro mondo in Internet… creare un proprio sito, una pagina faceebook personale dove dare la sensazione di essere presenti, crearci dei videoclip dove suoniamo e le persone possono vedere il nostro lavoro, l’importante è essere un po creativi e dare un bel taglio professionale al tutto, ma ancora non c’è guadagno, salvo per le richeste di concerti.
Tutto ciò ci serve come pubblicità per vendere il nostro materiale su siti come itunes store dove è possibile scaricare i pezzi di un artista a pagamento senza spendere un capitale http://www.melablog.it/post/3541/come-vendere-i-propri-brani-su-itunes-store questo è un articolo interessante sull’argomento.
Vorrei però dire anche una piccola cosa a riguardo che pochi sanno, la vendita dei cd non è realmente così diminuita come si crede, semmai è cambiata radicalmente a livello strutturale, non avendo più un vero e proprio controllo sulle vendite, si tende a non sapere più quanti cd di un artista si possono vendere, è normale che gente come Vasco Rossi venda molto meno, quindi si perdono le grandi sicurezze di mercato, e allo stesso tempo si vendono anche se pochi cd di persone sconosciute da tutto il mondo, ovviamente non con i numeri di Vasco o compagnia bella, quindi non c’è controllo e produrre un cd diventa più rischioso.