“La terra del blues” di Alan Lomax, secondo me!

La terra del bluesScritto nel 1993 “La terra del Blues” è il racconto della lunga carriera da etnomusicologo di Alan Lomax. L’autore usa le pagine di questo libro come diario e sintesi di un rapporto con la musica culturale afroamericana, per raccontare sessant’anni di storia, tradizioni ed evoluzione musicale del blues, che dai primi anni del secolo scorso ha influenzato tutta la musica del ’900. Alan Lomax inizia questo lavoro non ancora maggiorenne, accompagnando il padre John Avery Lomax nelle carceri e nei campi di lavoro sparsi per tutto il continente americano, registrando i canti dei condannati ai lavori forzati e dei lavoratori delle piantagioni di cotone durante la grande depressione, dagli anni trenta e non solo.

Le storie e le melodie create da Huddie Ledbetter, Woody Guthrie, Son House e Muddy Waters (questi sono solo alcuni dei nomi tra i tanti musicisti scoperti da Alan Lomax) sono pervenute fino ai nostri giorni grazie all’opera e all’impegno di Alan Lomax, un impegno prezioso e forte a cui tutti gli appassionati della storia della musica, indipendentemente dal genere e dallo stile dei propri gusti personali, devono molto. Molti degli stili della musica popolare moderna derivano, o sono stati fortemente influenzati dal blues.

Non è possibile stabilire con esattezza una data che segni l’origine di questo genere musicale, tuttavia un anno fondamentale fu il1865, anno dell’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti d’America: ottenuta la libertà, molti ex schiavi-musicisti cominciarono a portare la loro musica fuori dalle piantagioni e, nel giro di qualche decennio, il blues si diffuse fino a giungere alle prime registrazioni che ci sono pervenute. In un’America d’inizio ’900, retta dal Presidente Roosvelt, ma contrassegnata dal brutale federalismo del sud razzista, diviso di fatto tra bianchi e neri, fra città e campagne, devozione religiosa e sessualità, individuo e contesto sociale, presente e memoria… l’enorme differenza tra due continenti, Africa e America del nord, trovarono un loro punto d’incontro e di creatività in questa musica. Una forma musicale successivamente chiamata blues, consolidata nelle fondamenta africane, tra i canti delle comunità di schiavi ormai afroamericani nelle piantagioni degli stati meridionali degli USA (la cosiddetta Cotton Belt). Il blues, specchio di uno stato d’animo e della consapevolezza di essere un popolo orfano ed esiliato, di essere numeri e non individui, questa la condizione di vita dei condannati ai lavori forzati e dei deportati nei campi di cotone, poi braccianti stagionali, nel profondo sud di circa cento anni fa, dove per molti aspetti, racconta Alan Lomax, a tutt’oggi poco è cambiato.

Nicola Sabatino “Suono Acustico”