Chi ben comincia è a metà dell’opera

Mano sinistra“… Così, ad esempio, un musicista attento sa  che la prima decifrazione di uno spartito è cruciale e deve essere intrapresa lentamente, facendo attenzione a non commettere nessun errore nel corso di questa lettura iniziale. Se il primo passaggio è giusto, anche gli altri tenderanno naturalmente ad esserlo. Al contrario, una nota suonata male o una diteggiatura scelta male avrà poi la tendenza a insinuarsi automaticamente tra le dita, non appena la sua coscienza si lascerà andare. Le mani del musicista sono infatti la cera sulla quale il flusso della melodia incide la sua traccia, in maniera tale che poi la memoria cinestesica (quella del corpo) indurrà le dita  a riprodurre le stesse note della prima volta. Quando la decifrazione è stata eseguita male, sono necessarie decine, o persino centinaia di ripetizioni per modificare l’impronta originale, cosa che monopolizza la coscienza del musicista che dovrebbe essere tutta dedicata all’interpretazione e non concentrata sulla diteggiatura.”

Clerc, Olivier, La rana che finì cotta senza accorgersene e altre lezioni di vita, Bompiani, 2010, p. 67