British Folk 3 a cura di Giorgio Gregori

skifflepicSe il fratello di Bert Jansch ascoltava Jazz, la sorella invece…aveva scoperto Elvis! Siamo più o meno nel 1958 e il bel ragazzone stava sconvolgendo il mondo, superando le barriere tra la musica dei bianchi e quella dei neri. Elvis non tenne mai concerti al di fuori degli Stati Uniti, l’unica occasione di ammirarlo era vedere i suoi più o meno orridi film, inframmezzati da molte canzoni. Al giorno d’oggi molti di noi hanno negli occhi l’immagine di Elvis ingrassata e sudata degli ultimi concerti. Ma andatevi a vedere su youtube “Elvis Unplugged” del 1968, con il leggendario Scotty Moore alla chitarra…

Nel frattempo, in Inghilterra stava prendendo piede un fenomeno: lo “skiffle”. Si trattava di un misto di jazz. rock e folk, suonato su una base di tre accordi. Lonnie Donegan ne è stato l’interprete principale, oggi ascoltare i suoi dischi è una esperienza un po’ particolare, d’”epoca”. Per lo skiffle ci sono passati un po’ tutti, da John Renbourn a Paul Mc Cartney a Jimmy Page a Van Morrison. Lo skiffle fu il prototipo della filosofia poi diffusa in tutto il pianeta dai Beatles: ognuno può pensare di essere musicista, con una chitarra e tre accordi. Del resto, meglio iniziare suonando bene delle cose semplici che facendo male delle cose complicate…

Per chi volesse saperne di più, segnalo di Van Morrison “The skiffle sessions – live in dublin” del 1998, con la partecipazione di Donegan, e “Greatest Hits – Puttin’ on the style” del 1993, di Donegan.

Avevo già accennato che la prima chitarra di Bert fu una semiacustica Hofner cello. Ma non faceva per lui: la vendette per comperarsi una acustica Zenith, marca che nel frattempo aveva sostituito il modello “Josh White” con uno “Lonnie Donegan”: d’altronde, moltissimi erano i pubs e clubs di Londra e Edimburgo che si chiamavano “skiffle club”. Bert Jansch era un’anima solitaria e a differenza degli altri (John Renbourn compreso) non fece mai parte di una skiffle band: aveva scoperto che più di Elvis, più dello skiffle, le sue orecchie cercavano qualcosa di diverso: Big Bill Broonzy.

Giorgio Gregori