Amazing Grace, una curiosità.

Amazing GraceTutti conoscono “Amazing Grace”, un inno cristiano protestante del 1779 che narra la conversione del suo autore, John Newton (1725-1807) ai principi cristiano-evangelici. Innumerevoli sono state le interpretazioni, da Elvis a Joan Baez a Rod Stewart (solo per citarne alcune) e non mancano le versioni strumentali, anche chitarristiche, come quella di Jeff Beck.

Il connubio tra un giro armonico semplicissimo (tre accordi) e una linea melodica coinvolgente la rende un ottimo brano da arrangiare anche per chitarra acustica, come ha fatto Tommy Emmanuel. Tuttavia il fascino di questo brano deriva in buona parte dal suo testo, che ha un grande potere evocativo, come dimostra la prima strofa:

Amazing Grace, how sweet the sound,
That saved a wretch like me.
I once was lost but now I am found,
Was blind, but now I see.

[Meravigliosa Grazia, che suono dolce
salvò un miserabile come me.
Un tempo ero perduto ma ora sono ritrovato,
ero cieco ma ora vedo.]

Ma questa autobiografia in versi, come viene spesso definita, corrisponde alla realtà dei fatti? Cercando notizie su internet, e non dovendo poi faticare molto, grazie a Wikipedia, è possibile confutare la tesi secondo cui Newton abbia scritto l’inno a seguito di una conversione tanto profonda da far cessare la sua attività di schiavista. Lo scrittore e giornalista scozzese Neil Ferguson, nel suo libro Impero. Come la Gran Bretagna ha fatto il mondo moderno (Mondadori, 2007) scrive:  « “Amazing Grace” è per eccellenza l’inno della conversione agli insegnamenti evangelici. Si è dunque tentati di immaginare Newton che improvvisamente vede la luce riguardo allo schiavismo e allontanandosi dalla sua indegna professione si dedica a Dio. Ma i tempi della conversione di Newton sono sbagliati. Fu dopo il suo risveglio religioso che Newton diventò il secondo e poi il capitano di una serie di navi negriere, e soltanto molto più tardi cominciò a mettere in dubbio la moralità di comprare e vendere i propri fratelli. ».

Questa curiosità non toglie fascino al pezzo, ma spero che renda più consapevole l’ascoltatore (e l’ esecutore) dell’abisso che separava il dire e il fare di chi l’ha composto…

Stefano Miani