American Primitive Guitar

John Fahey

Credo che senza John Fahey nessuno di noi suonerebbe allo stesso modo: ha costruito un mondo e io ci sono dentro” Leo Kottke

John Aloysius Fahey nasce il 28 Febbraio 1939 a Washington, D.C. Fin dall’inizio è circondato dalla musica, dal momento che entrambi i genitori suonano il piano e la radio è sempre sintonizzata su stazioni musicali. Nel 1945 i Fahey si trasferiscono a Takoma Park nel Maryland e il piccolo John è sempre immerso nella musica, soprattutto nel bluegrass. Nel 1952 dopo aver conosciuto il bluesman Frank Hovongton si innamora definitivamente della chitarra e i genitori gli regalano una “Silver Charm” comprata per 17 dollari da Sears & Roebuck. Contemporaneamente inizia la sua passione-ossessione verso la collezione di vecchi dischi a 78 giri. Questa passione lo porta a conoscere gente come Richard Spottswood, Alan “Blind Owl” Wilson (futuro leader dei Canned Heat) e Joe Bussard. Proprio grazie a Bussard, nel 1958 Fahey registra dei pezzi per la prima volta su disco su etichetta Fonotone. Un anno dopo ad Adelphi, grazie ai guadagni come benzinaio e ad un prestito di un prete fa nascere la sua etichetta: la Takoma Records e registra, nella chiesa di St. Michael and All Angels, il suo primo album “John Fahey/Blind Joe Death” stampandone cento copie. Comincia così anche il mito di questo Blind Joe Death (alter ego di John) e del suo umorismo spesso tagliente che si riscontra anche in diversi titoli di canzoni. Dopo essersi laureato in filosofia e teologia, partecipa ad uno studio sul folk a Los Angeles diplomandosi con una tesi sulla musica di Charley Patton; continua l’attività della Takoma Records sia registrando, riportandoli alla luce, bluesmen leggendari come Bukka White, Skip James, Mississippi John Hurt, sia dando voce a nuovi musicisti destinati a diventare punti di riferimento della chitarra acustica fingerstyle come Leo Kottke, Robbie Basho, Peter Lang, Rick Ruskin, sia con dischi a suo nome. E i classici sono innumerevoli: “Sligo River Blues”, “On Doing An Evil Deed”, “The Death Of The Clayton Peacock”, “Steamboat G-wine Round De Bend”, “On The Sunny Side Of The Ocean”, “Sunflower River Blues”, “Jaya Shiva Shankara” in duetto con Woody Mann e si potrebbe continuare. Sua è anche “The Last Steam Engine Train” poi diventata famosa nella versione di Leo Kottke.
Nel 1979 vende la Takoma Records e iniziano i problemi di salute ed economici con tre divorzi alle spalle, che lo costringono a vendere la sua collezione di dischi, le sue chitarre e a vivere in una stanza di un motel. Continua l’attività live mentre i lavori in studio strizzano l’occhio a cose più sperimentali ed alternative.
Nel 1995 fonda la Revenant Records, etichetta che ri-porta alla luce diverse perle di old time music.
Muore a Salem nell’Oregon il 22 febbraio 2001 in seguito a complicazioni post-operatorie.
John Fahey è stato il primo a credere nella musica strumentale suonata con la chitarra acustica con corde in acciaio. Diceva “Ho un’orchestra in testa e cerco di trasportarla su sei corde!”. Ha suonato con ogni tipo di accordatura, suonando anche slide (ma solo lap steel), all’inizio usando i fingerpicks di plastica (pollice, indice e medio) poi abbandonati alla fine degli anni ottanta a favore di unghie e polpastrelli.
Per quanto riguarda le accordature le più usate sono: la Standard, OPEN G, OPEN D, OPEN Dm, OPEN C. Poi alcune “strange tunings” come le definiva lui (partendo sempre dalla sesta corda): GGDGBd (usata per “Desperate Man Blues”), CCC(questi due un’ottava sopra la sesta corda)GEc (per “Dance Of The Inhabitants Of The Palace Of King Phillip XIV Of Spain”), CGCGCc (per “A Raga Called Pat-Part One).
Per quanto riguarda la discografia, per chi volesse avere un quadro generale dagli inizi fino agli anni ’80 c’è l’ottima antologia della Rhino “Return Of The Repressed”. Per chi volesse approfondire, fondamentali sono gli album: “Blind Joe Death”, “America”, “Days Have Gone By”, “Vol. 4”, “Fare Forward Voyagers”, “Dance Of Death & Other Plantation Favorites”, “The Voice Of The Turtle”, “Red Cross” (dell’ultimo periodo), i live “On Air” e “Live in Tasmania” e il DVD “In Concert and Interviews 1969-1996”.
Parlando di chitarre le più famose sono una Bacon and Day modello Senorita, una Recording King “Ray Whitley” (di casa Gibson), varie Martin (D-28, D-35, D-76) e una Weissenborn Kona. A parte il brano “America” dove compare per la prima e unica volta una dodici corde, il brano “Dance Of The Inhabitants Of The Palace Of King Phillip XIV Of Spain” suonato con una National Tricone squareneck, e l’album live “Georgia Stomps, Atlanta Struts And Other Contemporary Dance Favorites” in cui suona un’elettrica, questo è l’arsenale che ha contribuito a creare il suono della genialità di John Fahey.
Quello che lui amava chiamare American Primitive Guitar.

Alessandro Sebastianelli