GIU’, NEL PROFONDO… con una Weissenborn baritona

No, questo contributo non riguarda immersioni subacquee o incursioni minerarie, piuttosto l’esplorazione di frequenze musicali inconsuete nella comune pratica musicale chitarristica. Tutto è nato con l’ordine di una chitarra hollowneck baritona in USA. Per chi non conosce questa tipologia di strumenti, si tratta di strumenti da suonare lap style con una tone bar nella mano sinistra che scivola sulle corde molto alte sulla tastiera; spesso vengono indicati come chitarre hawaiane, oppure Weissenborn, dal nome di uno dei primi costruttori (ma in effetti non il primo assoluto) cioè Hermann Weissenborn, un liutaio di origini tedesche che realizzò questi strumenti nel primo ventennio del novecento, in California. All’inizio furono escusivamente utilizzati nella musica hawaiana, poi successivamente furono abbandonati a favore delle chitarre resofoniche prima e delle lap steel elettriche in seguito. Nell’ultimo decennio questi strumenti hanno però vissuto una autentica rinascita di interesse, anche perché utilizzati da musicisti contemporanei molto conosciuti come Ben Harper, David Lindley, Ed Gerhard e altri. Questo “rinascimento” ha innescato da una parte la ricerca (e il conseguente accrescimento di valore monetario) degli strumenti originali, vintage (se ne trovano, anche se non moltissimi, con prezzi dai 3 ai 5.000 dollari a seconda di tipologia e stato di conservazione) e dall’altra alla loro riproposizione da parte di liutai moderni (anche in questo caso non sono moltissimi, ma ce ne sono, anche in Europa e in Italia). Hollowneck significa manico cavo, e in effetti la caratteristica forse più distintiva di questi strumenti è per l’appunto il manico vuoto, si crea cioè un’unica cassa di risonanza dal fondo fino alla paletta, con  l’ovvio e prevedibile effetto sul volume sonoro e soprattutto sul “sustain”.

La mia è una Weissenborn baritona, cioè a scala lunga, con tavola in abete sitka, fondo e fasce in noce americano, tastiera in palissandro, ponte ad ali di pipistrello in ebano, e meccaniche Alessi (italiane, magnifiche e da me fornite) con disposizione ”reverse”, eccola:

Weiss Baritona

Una precisazione sulla scala: gran parte delle chitarre acustiche hanno la scala di 25.3-25.5 pollici(da640 a650 millimetrigrosso modo), quelle denominate a scala corta la hanno di 24-24.9 pollici(da610 a630 circa); le chitarre acustiche cosiddette baritone hanno la scala sensibilmente più lunga, diciamo da27 polliciin su, ce ne sono anche con 28.5 fino a30 polliciaddirittura. La mia ha27.5 pollici, cioè ben700 millimetri, una specie di violoncello adagiato sulle ginocchia. E’ questo che permette, con l’utilizzo di corde dal calibro adeguato, di scendere giù, nel profondo, come da titolo. Accordando la chitarra uno, due o anche tre toni sotto si scoprono e si utilizzano frequenze sconosciute alla normale pratica chitarristica, si scopre un mondo nuovo. Se prendete un vostro brano e lo suonate due o più toni sotto, lo scoprirete in una nuova, imprevedibile veste; la cosa all’inizio potrà sconcertarvi, ma poi vi si rivelerà un mondo di nuove opportunità timbriche e “sensoriali”. Sì, nel profondo a volte si sta davvero bene, i suoni sono caldi e sensuali, avvolgenti come una coperta di velluto, come un grande vino rosso dai tannini possenti e levigati, come un quadro di Caravaggio, con le ombre cupe che ci trascinano in un vortice misterioso e affascinante, in un abisso attraente ed irresistibile.

Sì, giù, nel profondo, si sta così bene che, a volte, viene voglia di non tornare più in superficie.

Nell’Area Riservata del sito, nalla pagina delle lezioni, trovate una mia partitura per Weissenborn baritona, “Il Fiume e le Rose” in open SI bemolle (cioè open D due toni sotto), venite con me, giù, nel profondo…

Giovanni Bailo