Del Thumbpick

Del Thumbpick

Con questo contributo non vorrei semplicemente recensire alcuni modelli, ma fare un cenno anche a tutte le problematiche che comporta l’introduzione di questo accessorio nella propria pratica musicale. Il thumbpick (plettro per pollice) è quasi obbligatorio per certi specifici generi musicali, caratterizzati dal cosiddetto “boom-chick” caratteristico degli stili di musicisti come Jerry Reed, Chet Atkins e molti altri. Però, visionando diversi filmati, ho notato che molti chitarristi lo usano prescindendo dallo stile musicale di riferimento ed infatti l’ho visto utilizzato in praticamente tutti gli stili e generi musicali (celtico, jazz, ragtime, blues, latin, e anche classico), quindi il primo “pregiudizio” da eliminare è quello che vede questo accessorio legato ad un solo specifico genere. Allora mi sono detto: se tanti eccellenti chitarristi lo utilizzano con proficui risultati, perché non provare? Così mi sono procurato alcuni modelli di facile reperibilità e ho iniziato questo “viaggio”. La prima cosa che ho notato è quanto spesso sia sottovalutato l’impatto che può avere sul timbro il thumbpick (e più generalmente il plettro), a seconda di materiali, dimensioni, spessori etc. Come dice qualcuno, il plettro è il sistema più economico a disposizione del musicista per modificare il proprio suono, ed è vero. Per descrivere il mio primo approccio al thumpick non c’è che un aggettivo: traumatico! Dita che si impigliavano tra le corde, volume fuori controllo e una generica carenza di “naturalità” e di scioltezza nell’approccio, un disastro! Morale, li prendo, li butto in un cassetto e non ci penso più, tornando alla mia amata unghia. Però i conti non mi tornavano, come mai ottimi musicisti avevano un suono splendido con questo accessorio? Dovevo assolutamente non gettare la spugna e approfondire la questione, anche perché, giustamente, per conseguire un risultato nella musica, come nella vita in genere, bisogna soffrire un po’. Quindi ho suonato tutto il mio repertorio, di ogni genere e stile, con il thumbpick ma come se non lo avessi, ignorando all’inizio i brutti suoni, le difficoltà, la scarsa pulizia e le ovvie frustrazioni conseguenti e così, perseverando stoicamente per alcuni giorni, magicamente ho incominciato a “domare” l’attrezzo, ad apprezzarlo, a capirlo sempre più e quindi ad imparare ad usarlo in modo consapevole e ragionato. Ho cominciato a valutarne attentamente le differenze tra i vari modelli, desiderando, come spesso mi accade con gli accessori del chitarrista (mi è capitato anche con la “tone bar” per suonare lap style) di avere un modello personalizzato sulle caratteristiche fisiche del mio pollice e sul tipo di suono che volevo ottenere.

Il thumbpick è essenzialmente costituito da un anello che circonda il pollice con una lamina che fuoriesce (“blade” come la chiamano in USA) che è quella che va ad impattare la corda; se consideriamo tipologia del materiale costitutivo, spessori, lunghezza ed angolazione del blade, otteniamo una grande varietà di combinazioni. Un elemento essenziale da considerare è l’ergonomia dell’oggetto: va scelto pertanto un modello che calzi in maniera ottimale il pollice, evitando assolutamente delle schiacciature inopportune in grado di causare problemi di circolazione sanguigna che,  a lungo andare, potrebbero influire negativamente sulla prestazione e sul benessere del chitarrista. Sul mercato esistono modelli di grandezza large, medium e small; se consideriamo poi lo spessore (gauge) e la consistenza abbiamo modelli extraheavy, heavy, medium e thin (o light), quest’ultimo elemento influisce in maniera rilevante sul volume e sul timbro. Per quanto riguarda poi il materiale, molto diffusi sono quelli in plastica (delrin, policarbonato o altre leghe), abbiamo poi quelli in metallo (ottone o nickel); esistono sul mercato anche modelli in materiali innovativi, brevettati, che dovrebbero avvicinarsi, nelle intenzioni dei produttori, all’holy grail del materiale di eccellenza per i plettri cioè il tortoise shell (guscio di tartaruga), ora giustamente e rigorosamente proibito. Inoltre, se consideriamo anche i modelli per chitarrista mancino, sono davvero innumerevoli le opzioni a disposizione. Qui di seguito vi illustro alcuni modelli che ho provato.

Dunlop “zookie” L-20

Dunlop 1Dunlop 2

Questo modello (www.jimdunlop.com) è in materiale plastico ed è caratterizzato dal blade con angolazione, a seconda del modello, di 10, 20 o 30 gradi, in questo caso il modello è il L-20 cioè large con angolazione di 20 gradi; questa angolazione dovrebbe facilitare l’impatto con la corda in modo più simile a quello dell’unghia naturale, e in effetti ho verificato è abbastanza vero; il timbro che si ottiene è rotondo, molto “warm”, quasi ovattato, forse manca un po’ di definizione. Un buon prodotto, dal prezzo contenutissimo, circa 1,5 dollari.

Fred Kelly speedpick large, heavy gauge

FredKelly 1FredKelly 2Questo modello (www.fredkellypicks.com) pure in plastica (delrin) è caratterizzato da un blade molto più sottile e di dimensioni contenute; come dice il nome del modello (speedpick) permette una notevole velocità di esecuzione, il timbro se mi passate il neologismo onomatopeico è “snappy”, asciutto e brillante, manca un po’ di rotondità e di complessità, non propriamente la mia prima scelta; anche questo di costo contenuto, 1-2 dollari.

Sharktooth

Sharktooth 1Sharktooth 2www.strum-n-comfort.com. E’ molto particolare, in quanto composto da due elementi che vanno assemblati e calzati sul pollice: una strisciolina di velcro a cui è incollato un plettro e una guaina in tessuto su cui si va a saldare il velcro (più difficile da spiegare a parole che da utilizzare); in questo modo gli aspetti ergonomici sono ottimali, questa guaina si adatta benissimo senza forzature di sorta alla conformazione del pollice, ma l’aspetto intrigante è che lo si può personalizzare con il proprio plettro preferito, facendolo diventare un vero e proprio modello “custom”; tutto molto interessante però questa guaina la trovo un po’ invadente sul pollice e si perde un po’ di tempo per indossarla correttamente. Il prezzo è intorno ai 12 dollari.

Essetipick modifica Bailo

La essetipick è una ditta italiana (www.essetipicks.com) che propone plettri interamente fatti a mano di materiale plastico o varie essenze legnose; io ho utizzato un bellissimo plettro di ebano a cui ho incollato due striscioline opposte di velcro per questo risultato:

esseti 1

esseti 2Si può modulare la lunghezza del blade a seconda del punto di incollaggio; il suono è molto bello, tendenzialmente scuro, ma pieno e definito, di buon volume e complessità, con una leggera maggior brillantezza rispetto al Dunlop, l’anello di velcro però, a lungo andare, risulta un po’ fastidioso. Questi plettri costano mediamente 15-20 Euro l’uno.

Bluechip thumbpick large

www.bluechippick.net Questo è nettamente il thumbpick più costoso (40 dollari) però premetto subito che è un costo perfettamente giustificato dall’alta qualità del prodotto.

BlueChip 1BlueChip 2

E’ costituito da un sottile anello di acciaio dalla perfetta conformazione sul pollice (viene proposto solo nelle due versioni medium e large), che va a saldarsi sulla lamina vera e propria, costituita da un materiale proprietario e brevettato che, secondo l’azienda, è quanto di più vicino possibile alle caratteristiche del guscio di tartaruga. Questo io non lo so (non ho mai utilizzato un plettro di tortoise), so solo che questo thumbpick calza splendidamente e il suono ottenibile è eccellente, pienissimo, rotondo, davvero molto naturale, “organico”. La lamina accarezza le corde senza la benché minima asperità, davvero un gran bel prodotto. Questo è diventatato il mio compagno di vita musicale. Comunque esistono altri prodotti notevolissimi (es. red bear), insomma la caccia è sempre aperta.

Giovanni Bailo